CONVEGNO PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE MONTANO

CORSO PER TITOLATI ASE DI 1° LIVELLO
Ottobre 4, 2017
Domenica 8 Ottobre: ” Valle Cervara e la Foresta Vetusta”
Ottobre 5, 2017
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CONVEGNO PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE MONTANO

TUTELA dell’AMBIENTE MONTANO in collaborazione con il P.N.A.L.M.

Corso 2017 per Qualificati sezionali

OPI – Val Fondillo

30 settembre – 01 ottobre 2017

Relazione a cura di T. Bianchi

 

Sabato 30 settembre e domenica 01 ottobre 2017, la sala polivalente del piccolo borgo di Opi (annoverato tra i più belli d’Italia) ha ospitato il corso sezionale 2017 della Commissione Regionale di Tutela dell’Ambiente Montano.

Sotto la direzione del presidente CRTAM Abruzzo Carlo Iacovella, nei due giorni di formazione e aggiornamento, sono stati approfonditi i temi dell’educazione e della sensibilizzazione ai fini della tutela e della conservazione del territorio montano.

All’apertura dei lavori, il sindaco di Opi Berardino Paglia ed il presidente della Comunità del Parco Nazionale Antonio di Santo hanno sottolineato la rilevanza di due eventi molto significativi per il nostro territorio montano quali la ricorrenza del 95° anniversario dall’istituzione del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e l’inserimento delle faggete vetuste del Parco nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO, per la loro unicità biologica ed ecologica.

Il presidente della locale sezione CAI “Coppo dell’Orso” Michele Morisi ha dato il via alle giornate di studio con un approfondimento sul tema “Far conoscere gli ambienti naturali in aula e sul territorio – Ruolo ed evoluzione dell’educazione ambientale”. Introdotto dalla proiezione del filmato “Le geometrie nascoste”, l’intervento si è concentrato su:

  • la lettura del territorio naturale attraverso la manifestazione delle forme di geometria frattale;
  • il modo in cui il codice natura opera negli ecosistemi del mondo vegetale ed animale;
  • l’importanza della cooperazione fra tutti gli attori coinvolti nel perseguire il comune obiettivo di promuovere la conoscenza dei particolarissimi ecosistemi che caratterizzano i 5 siti di faggete vetuste del PNALM, con attività di comunicazione ed educazione ambientale;
  • la necessità di un approccio responsabile che combini, nel giusto equilibrio, il desiderio di conoscenza di realtà che costituiscono veri e propri laboratori a cielo aperto con l’imprescindibile necessità di salvaguardare l’integrità di tali territori, vale a dire fruibilità e turismo consapevole.

La professoressa Alessandra Mosca ha arricchito i contenuti del corso con un excursus, dall’elevata connotazione emozionale, nel mondo dell’arte e delle opere del controverso artista J. Pollock (le cui tele sono state oggetto di interpretazione tramite l’applicazione scientifica della teoria dei frattali), addentrandosi nel senso della ricerca di affinità con la natura e il territorio in cui viviamo, del bisogno di ricondurre il “caos” all’essenza dell’io che si può riscoprire proprio nel contatto con l’ambiente naturale di cui l’uomo è parte integrante, in un rapporto di equilibrio ed armonia.

La biologa del PNALM, dott.ssa Roberta Latini, ha esposto una relazione sulla gestione dei grandi mammiferi, con evidenza dei risultati finora conseguiti nello studio dell’orso bruno marsicano (status e prospettive), nell’obiettivo condiviso della massima salvaguardia di questo meraviglioso plantigrado. Tra i principali argomenti trattati:

  • monitoraggio e conta degli esemplari, per una stima del trend di crescita della popolazione (grazie anche all’ausilio di nuove tecnologie sempre più sofisticate), di rilevante importanza data l’elevata mortalità dei cuccioli nei primi anni di vita e la ridotta frequenza di riproduzione di questi esemplari;
  • analisi delle principali cause di morte;
  • fenomeno degli orsi confidenti/problematici;
  • attività di comunicazione e sensibilizzazione;
  • vulnerabilità della specie;
  • capacità portante dell’area complessiva del PNALM, territorialità degli esemplari, alta densità di popolazione ed elevato grado di sovrapposizione territoriale da cui la necessità, ai fini della conservazione della specie, di favorirne l’espansione e lo stabile insediamento anche al di fuori del territorio del Parco.

Il dottore forestale del PNALM, Carmelo Gentile, ha illustrato un dettagliato rapporto sulle foreste vetuste. A partire dai primi anni del 2000, studiosi dell’Università della Tuscia di Viterbo, in collaborazione con il Servizio Scientifico del PNALM, hanno condotto studi approfonditi sulle faggete del Parco dando il via ad un lungo processo che ha portato, nel luglio di quest’anno, al prezioso riconoscimento da parte dell’UNESCO con il loro inserimento nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità.

I nuclei di faggeta “premiati” sono ben 5, per una superficie complessiva di 937 ettari, appartenenti ai demani civici di Villavallelonga (valle Cervara), Lecce nei Marsi (Moricento), Pescasseroli (Coppo del Principe e Coppo del Morto) ed Opi (Cacciagrande). Si tratta di foreste che ospitano gli esemplari di faggio più antichi dell’emisfero settentrionale (560 anni!).

Il riconoscimento, già attribuito alle faggete dei Carpazi e a quelle di altri 10 paesi europei, ha portato a 12 i paesi con presenza di siti naturali di faggete vetuste iscritti al patrimonio mondiale: Italia, Austria, Belgio, Slovenia, Spagna, Albania, Bulgaria, Croazia, Germania, Romania, Slovacchia e Ucraina.

Le faggete abruzzesi entrano nella lista insieme a quelle di Sasso Fratino nel Parco Nazionale delle foreste Casentinesi, della Foresta Umbra nel Parco Nazionale del Gargano, di Cozzo Ferriero nel Parco Nazionale del Pollino, di Monte Raschio nel Parco Regionale di Bracciano e di Monte Cimino nel comune di Soriano del Cimino.

L’Italia, dunque, si inserisce nella rete transnazionale con ben 10 siti, di cui 5 in territorio abruzzese.

Peculiarità di queste faggete sono l’elevato valore di necromassa, la presenza di esemplari di età le più diverse, l’assenza di interventi ad opera dell’uomo, un elevato livello di biodiversità, la loro alta naturalità, la presenza di specie rare. Naturalmente si parla di ambienti che ospitano anche specie appartenenti alla grande fauna come l’orso marsicano, il lupo, cervi e caprioli.

La visita al Museo della foresta e dell’uomo, in Val Fondillo, ubicato all’interno del capannone della vecchia segheria, un tempo destinato alla lavorazione del faggio, ha permesso ai partecipanti di conoscere le origini della valle, la sua storia, gli eventi storici di cui è stata protagonista e l’importanza che ha rivestito per l’economia locale fino ad arrivare all’istituzione del Parco per la protezione e la salvaguardia di questi meravigliosi territori.

Restando in tema di conservazione e sviluppo sostenibile, si è dato spazio anche alle tradizioni locali e alle produzioni tipiche del territorio con degustazione di miele, ospiti di un produttore locale che ha guidato i partecipanti nel proprio apiario, per la visita degli alveari, con grande dovizia di particolari.

Il prof. Nicola Racano è intervenuto sul tema “Cedi la strada agli alberi” (equilibri ecologici e connessi aspetti culturali) con la proiezione del film d’animazione “L’uomo che piantava gli alberi”, del 1987, basato sul libro omonimo di Jean Giono. Breve racconto allegorico è stato pubblicato nel 1953 e narra la storia di un pastore che, con impegno costante, riforestò da solo un’arida vallata ai piedi delle Alpi, con molta fatica e nessun tornaconto personale. Trattasi di una narrazione semplice, toccante e positiva che trasmette un messaggio d’amore per la natura. Gli alberi rappresentano il simbolo della vita. Espressione di equilibrio e saggezza andrebbero “contraccambiati” con generosità e con l’intelligenza e la dedizione necessarie per salvaguardarli e custodirli.

La sessione in aula si è conclusa con l’intervento del dott. Luigi Vitacolonna che ha evidenziato i comportamenti più opportuni da tenere e quali scongiurare in particolari contesti, quale può essere un’escursione in montagna, per fronteggiare situazioni di malori ed emergenze cliniche.

Coerentemente con l’obiettivo di far conoscere gli ambienti naturali in aula e sul territorio, la giornata di domenica 01 ottobre 2017 ha visto i partecipanti impegnati in un’escursione in ambiente forestale, nel cuore del PNALM, guidati dall’esperienza e dall’entusiasmo della guardia del Parco Lorenzo Roselli.

La foresta vetusta della riserva integrale di Cacciagrande, in Val Fondillo, si è rivelata un luogo di straordinaria bellezza, capace di trasmettere profonde emozioni.

Immersi in un paesaggio mozzafiato, si entra a contatto con una natura conservata ancora allo stato selvaggio.

Ci si muove in un ambiente in cui si alternano secolari esemplari di faggio e giovane vegetazione, corsi d’acqua, formazioni rocciose ornate da felci e manti erbosi, in un contesto in cui si percepisce con molta forza come la natura abbia potuto evolversi in assoluta spontaneità.

Tra i variegati spettacoli offerti da questo meraviglioso sito è possibile ammirare faggi secolari divelti dalle intemperie le cui basi, attaccate dai funghi, non hanno retto al peso delle chiome sospinte dai venti accanto ad un esemplare sradicato e tuttavia rimasto in vita un cui ramo, nel tempo, si è fuso con una piccola nuova piantina appoggiata al suo tronco, generando un nuovo arbusto, anch’esso ormai   plurisecolare, che sfrutta l’iniziale tronco divelto come radice.

La “foresta incantata”, come ci piace definirla, fa anche da custode ad un ecosistema praticamente perfetto in cui piccoli e grandi esemplari della fauna montana convivono in armonia assoluta.

La presenza dell’orso bruno marsicano, anticipataci dalla guardia Roselli, è stata avvalorata dal rinvenimento di orme a testimonianza di un recente passaggio di questo esemplare, nella discesa verso un corso d’acqua.

In questa esperienza molto emozionante ci siamo sentiti “accolti” dalla natura, nel cuore di un paesaggio quasi fiabesco che suscita uno spontaneo sentimento di profondo rispetto e quasi di deferenza ossequiosa, davanti alla grandezza che è in grado di trasmettere.

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