“Il SEGRETO dei GIGANTI” nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise – Pescasseroli (10/11/18)

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“Il SEGRETO dei GIGANTI” nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise – Pescasseroli (10/11/18)

“Il SEGRETO dei GIGANTI”

nel PARCO NAZIONALE d’ABRUZZO, LAZIO e MOLISE

Pescasseroli

10 novembre 2018

 

Sabato 10 novembre 2018, presso il Centro Visite del Parco a Pescasseroli, si è tenuto un interessante convegno che ha visto la partecipazione di illustri relatori provenienti da diverse università italiane e dei fotografi e naturalisti Bruno D’Amicis ed Umberto Esposito, autori del libro “Il segreto dei giganti. Le faggete più antiche d’Europa nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise” (Edizioni del Parco).
E’ proprio in concomitanza della pubblicazione di questo volume che il National Geographic Italia ha scelto di dedicare la copertina del numero di novembre alle spettacolari foreste abruzzesi divenute Patrimonio mondiale dell’Umanità.
Tutti gli interventi in programma hanno evidenziato la complessità e la ricchezza di questi particolari ambienti caratterizzati da una biodiversità unica con la presenza di specie rare ed endemiche.
Il prof. Russo, dell’Università di Napoli, è intervenuto sul tema “L’importanza delle faggete per la conservazione dei pipistrelli” sottolineando come questi piccoli esseri notturni, del peso di soli pochi grammi, costituiscano in realtà dei preziosi bioindicatori e come la loro presenza nel PNALM, con oltre il 77% delle specie italiane (tra cui alcune rarità come il barbastello), sia riconducibile alla presenza delle faggete vetuste laddove, superando il concetto di foreste “ordinate” e gestite, è proprio la presenza degli alberi morti ad essere fonte di vita del bosco.
I professori Piovesan e Di Filippo (Università della Tuscia) con il loro intervento “Faggete vetuste, un successo per la conservazione”, hanno rimarcato il modo in cui la conservazione della biodiversità ed una magistrale gestione forestale debbano essere attività combinate e coordinate. Dagli studi tutt’oggi in atto emerge con chiarezza l’eccezionale singolarità dei siti di faggete abruzzesi in cui gli esemplari secolari sono migliaia. Essi continuano a rappresentare un mondo ancora nascosto e tutto da scoprire, di cui finora si è giunti ad avere una conoscenza solo parziale. Ciò che si rende necessario è uno sforzo di maggiore apprendimento dei tratti di questa unicità, dei caratteri di longevità che caratterizzano i secolari esemplari, delle condizioni di adattamento nei diversi ambienti. Ai fini di tale impegno di conoscenza è ovviamente essenziale la collaborazione con il PNALM e tutta l’area scientifica del Parco affinché si possa procedere con continuità e sistematicità nel’attività di ricerca. Dagli studi in corso, già oggi, è emersa l’esistenza di un nuovo nucleo di faggeta che potrebbe essere addirittura il più vetusto tra quelli finora rilevati e la cui longevità, non ancora scientificamente provata, potrebbe perfino attestarsi intorno ai 700 anni.
Con questa nuova scoperta, considerato che il sito è localizzato al di fuori del territorio del Parco, si pongono anche nuovi quesiti in termini di definizione dei confini del Parco stesso.
Il prof. Ciucci, dell’Università La Sapienza di Roma, si è espresso sul tema “L’importanza delle faggete per la conservazione dell’orso bruno marsicano” rimarcando come l’orso sia una specie “forestale” per la quale è essenziale la qualità dell’habitat. Gli studi scientifici mostrano un recupero demografico ancora possibile e la tendenza, date le attuali condizioni ambientali, ad una espansione demografica al di fuori del territorio del Parco. Questo pone il bisogno di affrontare con tempestività due problematiche essenziali: combattere l’eccessiva mortalità di questo esemplare, il cui ciclo riproduttivo è molto lento, ed affrontare la questione della scarsa accettazione sociale. In ogni caso si rende necessario attuare una strategia di conservazione del plantigrado non più solo all’interno del territorio del PNALM ma anche al di fuori dei suoi confini.
Le evidenze che emergono dagli studi scientifici, che devono essere tradotte in modelli di analisi ed azioni di intervento, mostrano l’importanza delle faggete ai fini della conservazione dell’orso grazie all’abbondanza di risorse trofiche naturali, alla diversità stagionale con un’ecologia alimentare significativa, all’essenziale produzione di faggiola in relazione a cui è stata riscontrata una precisa sincronia tra picchi riproduttivi degli animali ed anni di pasciona (anni di abbondante fruttificazione del faggio), alla presenza di siti da poter usare come rifugio e per la collocazione delle tane.
Nel corso della mattinata, gli alunni della 3 C della Scuola Secondaria di Primo Grado dell’Istituto comprensivo statale di Trasacco, hanno presentato una biografia fotografica e documentaria su Loreto Grande da loro realizzata nell’ambito del concorso regionale “Abruzzesi illustri”. Il botanico e naturalista, originario di Villavallelonga, ha avuto un ruolo fondamentale per la salvaguardia e la preservazione dal taglio della foresta vetusta della Val Cervara.
L’incontro si è concluso con l’intervento degli autori del libro “Il segreto dei giganti. Le faggete più antiche d’Europa nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise” che hanno scelto la fotografia come potentissimo linguaggio di comunicazione che non ha bisogno di parole.
I due naturalisti hanno “raccontato” con passione la loro esperienza spiegando come queste foreste si presentino inizialmente, agli occhi di un fotografo, come un labirinto ottico secondo il paradosso per cui “non si riesce a vedere la foresta a causa degli alberi”.
Il volume è il risultato di cinque anni di attività sul campo durante i quali i due appassionati autori hanno cercato di documentare tutte le peculiarità di queste primigenie foreste. Si compone di 130 immagini inedite ed avvincenti a testimonianza di una biodiversità straordinaria raccontata nell’avvicendarsi dei mesi. I boschi infatti, con il loro ciclo rituale, scandiscono il trascorrere del tempo mutando i loro colori ed i loro scenari al mutare delle stagioni. Il lavoro, da portare avanti e diffondere, ha costituito una sfida con cui si sono voluti onorare degli ambienti di assoluta unicità in cui tutto è lasciato al caso e dove si percepisce con vigore come la natura abbia potuto evolversi in totale spontaneità, nel suo stato più selvaggio.
I monumentali “patriarchi” da secoli animano le vetuste foreste caratterizzate da un elevatissimo grado di naturalità in cui la parola d’ordine è “caos”.
Appaiono come imperanti giganti silenziosi ma la verità è che, quando si entra in queste maestose cattedrali della natura, la forza della vita fa sentire potente il suo grido.
Questi luoghi incantati, infatti, fanno da custodi ad un ecosistema praticamente perfetto di armoniosa convivenza in cui si finisce per sentirsi degli intrusi, tra gli “spiriti” della foresta.
Sebbene difficili da affrontare, sono luoghi di straordinaria e seducente bellezza, scrigni che racchiudono preziosi segreti ancora tutti da esplorare.
In questo remoto angolo d’Abruzzo si può riscoprire il senso, altrove spesso perso oramai, di sentirsi parte di un tutto magico, grandioso e senza tempo.
Benché motivo di vanto abruzzese, si tratta di una ricchezza universale il cui valore travalica ogni concetto di territorialità, regionale o nazionale che sia. E’ per tale motivo che custodia integrale e conservazione lungimirante costituiscono un dovere innanzitutto nel rispetto del patto intergenerazionale in vista dell’eredità da lasciare a quanti verranno dopo di noi.

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