Progetto “Montagna, clima e uomo…” – 22/03/19 Pescasseroli

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Progetto “Montagna, clima e uomo…” – 22/03/19 Pescasseroli

CORSO di EDUCAZIONE AMBIENTALE

MONTAGNA, CLIMA E UOMO:

CAMBIA IL CLIMA E CAMBIANO I COMPORTAMENTI DELL’UOMO”

Prof. ANTONIO MORETTI – Università degli Studi di L’Aquila

“GAIA: Raccontare il nostro pianeta”

Nell’ambito del corso di educazione ambientale “Montagna, clima e uomo: cambia il clima e cambiano i comportamenti dell’uomo” finanziato dal Ministero dell’Ambiente, venerdì 22/03/2019 hanno avuto inizio le sessioni formative nel plesso scolastico di Pescasseroli.

Il prof. Antonio Moretti dell’Università degli Studi di L’Aquila, esperto in geologia strutturale, ha tenuto una lezione in doppia sessione rivolgendosi prima agli alunni (n. 26) delle classi terze della Scuola Secondaria di primo grado e poi a docenti ed operatori a vario titolo coinvolti.

Il professore ha presentato ai ragazzi la scienza come quell’attività che evolve da un’idea passando per l’osservazione e quindi per la sperimentazione.

In tale contesto la geologia può essere interpretata come una delle scienze per lo studio di un pianeta che vive.

Nei secoli si è assistito ad una progressiva evoluzione delle teorie che hanno avuto ad oggetto lo studio del pianeta, dall’idea che la Terra fosse una semplice superficie piana, alla successiva teoria della deriva dei continenti sostituita poi dalla più generale teoria della tettonica globale per cui tutta l’energia che caratterizza il pianeta determina lenti ma continui movimenti delle placche che compongono l’involucro più esterno della crosta terrestre dando luogo altresì a terremoti, maremoti, eruzioni vulcaniche che, con le loro colate di ceneri, possono addirittura desertificare aree di centinaia e centinaia di chilometri quadrati.

Tra i modelli di studio dell’evoluzione del nostro pianeta c’è la “teoria di Gaia” (che altro non è che il nome del pianeta vivente) secondo cui la Terra rappresenta un organismo in grado di autorigenerarsi ed evolvere insieme alla vita che lo abita.

In questa accezione Gaia (e cioè il nostro pianeta) costituisce la “casa della vita” e questa ragione dovrebbe essere sufficiente per una significativa lotta contro l’uso sbagliato delle risorse che si hanno a disposizione ed evitare tutti gli errori che l’uomo continua a commettere nel gestire il suo rapporto con “Gaia” partendo dalla consapevolezza che l’essere umano rappresenta solo un piccolo elemento rispetto alla grandezza degli eventi naturali. Ciò di cui occorrerebbe prendere atto è che tali eventi sono sempre più estremi e violenti anche a causa del riscaldamento globale terrestre rispetto al quale l’uomo ha certamente grandi responsabilità.

Partendo dall’assunto che “Gaia” è la nostra unica casa sarebbe necessario conoscere le complesse dinamiche che caratterizzano il nostro pianeta per rispettarle ed imparare a convivere con esse adeguando i nostri stili di vita.

“E’ l’uomo ad appartenere alla Terra, non il contrario”, questa è la considerazione su cui bisognerebbe soffermarsi.

“Gaia”, nella sua complessità e specialità, richiede che tutti i suoi componenti siano bilanciati ma è questo equilibrio che purtroppo sta mutando ed ora cominciamo a rendercene conto proprio attraverso il clima che sta via via cambiando.

Per questo è importante ribadire quanto sia essenziale studiare per fare scienza, conoscere i vari aspetti di questo complesso sistema e le strategie per affrontare questi cambiamenti, in modo da essere preparati ad affrontare il futuro sapendo cosa si può fare in concreto per salvare il nostro pianeta.  

Nella sessione pomeridiana, rivolgendosi agli adulti, il prof. Moretti ha ribadito i contenuti della “Teoria di Gaia” per cui tutti gli organismi viventi e le componenti inorganiche sono strettamente correlati ed integrati a formare un unico e complesso sistema in grado di autoregolarsi e di evolvere mantenendo le condizioni di vita sul nostro pianeta.

Questa teoria è stata formulata negli anni ’70 dal medico, biofisico e chimico James Lovelock.

Grazie al comportamento e all’azione degli organismi viventi (vegetali e animali), gli oceani, i mari, l’atmosfera, la crosta terrestre e tutte le altre componenti geofisiche del pianeta si mantengono in condizioni idonee alla presenza della vita e costituiscono solo una parte di un sistema vivente molto più vasto caratterizzato da una stretta interazione tra parte biologica e non. Temperatura, ossidazione, acidità, salinità e altri parametri chimico-fisici sono variabili che non mantengono un equilibrio costante nel tempo ma si evolvono in sincronia con il biota, secondo un meccanismo autoregolatore. Ne deriva che i fenomeni evoluzionistici non riguardano solo gli organismi o l’ambiente naturale, ma l’intera Gaia.

Se si accetta questa ipotesi, cambia l’angolazione da cui guardare il nostro pianeta ponendosi quesiti sulla sua natura e sul ruolo che tutti gli esseri viventi, piccoli e grandi, e non solo svolgono, quali presenze importanti per il suo benessere.   

Purtroppo le attività e l’ambiente costruito dall’uomo interagiscono fortemente e pesantemente con siffatto sistema modificando quei fattori limitanti (temperatura, composti chimici, ecc.) che stabiliscono i limiti superiori ed inferiori della vita al di là di cui non esistono condizioni perché essa possa affermarsi.

Il prof. Moretti ha presentato un “racconto” della formazione e dell’evoluzione del nostro pianeta attingendo alla fisica delle particelle quale disciplina che fornisce informazioni sulla formazione del sistema solare, circa 4.500 milioni di anni fa, dall’esplosione di una SUPERNOVA.

L’era più antica della storia della Terra (Archeozoico – da 4,5 miliardi a 540 milioni di anni fa), viene suddivisa in 3 periodi:

  • Adeano (Era del Fuoco) in cui il pianeta era una massa quasi completamente fusa, a causa del calore generato dalla combustione nucleare degli elementi radioattivi contenuti al suo interno; gli elementi sprigionatisi, raffreddandosi, diedero origine alla prime precipitazioni da cui, poi, il primo oceano; quando inizia a raffreddarsi la crosta solida e superficiale del Pianeta, dai magmi basaltici del mantello, si formano i primi minerali da cui i primi nuclei dei continenti.
  • Archeano (prima Era della Vita) in cui, secondo le  nuove teorie, si ipotizza che la vita si sia sviluppata nei fondali oceanici, dalle reazioni chimiche tra l’acqua di mare, acida, ed i fluidi alcalini delle sorgenti idrotermali provenienti dal mantello; da questo momento la storia del nostro pianeta diviene indissolubilmente legata alla storia della vita; i batteri più primitivi traggono energia dissociando le molecole organiche e liberando metano nell’atmosfera; la VITA comincia a modificare l’ambiente per adattarlo alle proprie esigenze secondo un sistema reattivo di autoregolamentazione; sulla Terra, la riduzione della CO2 dovuta all’azione della “vita” porta ad una progressiva riduzione dell’effetto serra; con la scoperta della fotosintesi la vita si trasferisce nelle acque basse e nelle piane di marea, continuando a fissare insieme carbonio e calcio per formare calcare; circa 2.500 milioni di anni fa, tutti gli agenti riducenti alla superficie terrestre erano consumati; il metano scompare dall’atmosfera terrestre, sostituito dall’ossigeno.
  • Proterozoico in cui l’ossigeno prende il sopravvento, avvelenando i poveri batteri anaerobi dell’Archeano, che riescono a sopravvivere solo in poche zone riparate del pianeta (si tratta della prima catastrofe ecologica del pianeta!); a causa della scomparsa del metano e la riduzione della CO2 , la temperatura della Terra cala bruscamente dando luogo ad una gigantesca glaciazione ed inizia così l’era della SNOWBALL EARTH (la Terra a Palla di Neve); tuttavia durante il Proterozoico la vita non scompare, anzi si prepara per l’era  successiva e, dopo il disgelo, la “rivoluzione dell’ossigeno”  permette una biochimica molto più efficiente con prove di vita complessa (il mondo fallito di EDIACARA).

Alla fine del Proterozoico la vita è pronta per esplodere: si forma lo strato di ozono, si sviluppano le cellule eucariote, inizia la riproduzione sessuale, si sviluppa e fiorisce il fitoplancton nell’acqua superficiale degli oceani, compaiono le prime tracce fossili di organismi complessi.

L’era successiva della storia del pianeta prende il nome di Paleozoico (da 540 a 245 milioni di anni fa) ed è l’era dell’”esplosione” delle comunità viventi, in cui si formano tutte le principali famiglie del regno animale e la vita conquista sempre nuovi domini.

Tra il Devoniano ed il Carbonifero due grandi masse continentali, separate da un oceano tropicale-equatoriale, favoriscono la distribuzione del calore e dell’umidità sul Pianeta creando le condizioni ottimali allo sviluppo della vita vegetale sulla terraferma.

Il Carbonifero prende il suo nome dai grandi giacimenti di carbon fossile registrati dalla stratigrafia. Alla fine di questo periodo erano già presenti oltre 600 famiglie ed innumerevoli specie di esseri viventi, che occupavano sia i mari che le terre emerse. C’è infatti l’incremento di terre basse, estese paludi e delta fluviali. Con la grande abbondanza di ossigeno proliferano insetti ed anfibi.

Ma ancora una volta qualcosa stava per accadere …. la fine del Carbonifero, infatti, vede la chiusura dell’oceano equatoriale e la collisione delle due masse continentali Laurasia (nord) e Gondwana (sud) a formare un unico supercontinente, la PANGEA  (“continenti attaccati”).

Come conseguenza, nel Permiano, si verifica un grande cambiamento climatico che causa la desertificazione di gran parte delle terre emerse con grandi distese di sabbia silicea, arrossata dagli abbondanti ossidi di ferro provenienti dalla degradazione delle rocce magmatiche, non più protette dalla coltre vegetale.

Con il Permiano si verifica una nuova enorme catastrofe ecologica nella quale scompare oltre metà delle specie viventi. Tuttavia questa estinzione lascia spazio per la grande radiazione evolutiva del periodo successivo, che porta al dominio di nuove specie più evolute.

L’era del Mesozoico (da 245 a 65 milioni di anni fa) è considerata anche l’età dei Rettili. Il suo primo periodo, il Triassico, vede la disintegrazione della PANGEA e l’apertura di un nuovo oceano che inizia a dividere le masse continentali. Si hanno le fasi iniziali del rifting continentale con i fenomeni delle fosse tettoniche e del vulcanismo ed ha inizio la sedimentazione marina.

E’ l’era dei Dinosauri e nell’acqua, tra gli invertebrati, si sviluppano le Ammoniti.

Sul finire del Mesozoico compaiono fiori ed erba. Nelle nostre regioni infatti si forma un mare equatoriale poco profondo (TETIDE), l’umidità penetra più agevolmente nei continenti e si sviluppano le piante da fiore che permettono di occupare nuovi ambienti ed offrono nuove risorse alimentari.

Nel Giurassico, sui margini della Tetide, si formano le prime barriere coralline “moderne” e i calcari organogeni di piattaforma.

Nel Giurassico sup.-Cretaceo si ha il progressivo sprofondamento e l’affogamento della piattaforma continentale.

Nel Cretaceo i due margini (europeo ed africano) si separano completamente, tra loro si forma un’area oceanica e nuovi organismi si adattano all’ambiente di scogliera.

Alla fine del Cretaceo, improvvisamente, scompaiono le rudiste (specie di molluschi) insieme ai dinosauri, alle ammoniti e a molte piante terrestri. Ancora una volta la “vita” subisce una catastrofe ecologica, ma grazie ad essa si sono evoluti i mammiferi … fino ad arrivare all’uomo.

Il problema del limite K-T (tra Cretaceo e Cenozoico) rappresenta uno dei più discussi ed affascinanti enigmi della storia della Terra. Tra le varie ipotesi sulla causa delle estinzioni di massa tra questi due periodi, la più accreditata è oggi quella dell’impatto di un enorme meteorite (nella regione dello Yucatan) che interrompe i processi della fotosintesi in modo drastico.

Il Cenozoico (da 65 a 2 milioni di anni fa) è l’età dei Mammiferi (primi tra tutti i topi).

Il clima inizia a raffreddarsi e le foreste iniziano a ritirarsi con evoluzione delle savane.

L’Ultimo antenato comune viene fatto risalire a circa 5 milioni di anni fa.

Dal genere Australopitecus si è poi differenziato il genere Homo (in Africa) che è evoluto nel genere Habilis (dall’acquisizione di abilità) e poi nel genere Erectus che, 2,5 milioni di anni fa, inizia gli spostamenti e conquista anche Europa ed Asia e che, a sua volta, si è evoluto in Homo Sapiens arcaico.

Mezzo milione di anni fa, all’inizio delle ere glaciali, sul pianeta Terra vivevano almeno 5 specie del genere Homo.

Dall’Homo Sapiens arcaico c’è stata l’evoluzione verso l’Homo Sapiens sapiens e l’uomo di Neandertal.

Circa 74.000 anni fa la più devastante eruzione vulcanica degli ultimi 2 milioni di anni scosse l’isola di Sumatra. L’eruzione del vulcano TOBA sparse lava, ceneri e detriti a distanza di migliaia di chilometri, scatenando il caos e stravolgendo il clima, provocando un crollo delle temperature.

Questo, tuttavia, non fermò l’evoluzione del genere umano sebbene fu notevolmente ridotto.

L’ Homo sapiens di Cro-magnon viene considerato il primo uomo moderno.

Tra 70.000 e 20.000 anni fa l’Homo sapiens raggiunge l’Europa, l’Asia, la Polinesia, l’Australia e le Americhe.

Tra 20.000 e 10.000 anni fa si estinguono l’Homo di Neandertal, l’Homo Denisova, l’Homo Floriensis e l’Homo sapiens rimane l’unico superstite del genere Homo probabilmente favorito da una maggiore longevità e quindi dalla possibilità di “trasmettere cultura” tra le generazioni.

Il Neolitico è caratterizzato da sedentarismo ed inizio dell’attività agricola, aumento indiscriminato della popolazione, peggioramento delle condizioni di vita, scarse condizioni igieniche, malattie e denutrizione, riduzione della statura, crollo della vita media, nascita della proprietà privata, stratificazione sociale, nascita della religione e della scienza, produzione di birra e vino, deforestazione e trasformazione del territorio, nascita di potentati, città stato e guerre, sviluppo della conoscenza e della tecnologia … in sostanza la CIVILTA’ moderna!

L’Antropocene, iniziato con la rivoluzione industriale del 18° secolo, vede l’incremento esponenziale dell’impatto dell’uomo sugli ecosistemi con alterazione sostanziali degli equilibri naturali.

Se non si vuole consegnare alle future generazioni un pianeta divenuto irrimediabilmente incurabile è questo il momento di darsi da fare sul clima e sul nostro agire.   

E’ senza dubbio importante adottare un metodo di analisi che sia rivolto alla comprensione della complessità prestando particolare attenzione alla tendenza dell’uomo a modificare e degradare l’ambiente al fine di soddisfare le proprie esigenze. Benché, per quanto premesso all’inizio, Gaia sarebbe in grado di reagire alle modificazioni umane, i tempi di risposta e di adattamento evolutivo sarebbero molto lunghi. Se la situazione ambientale continuerà a peggiorare in modo pericoloso, a causa di questa lentezza nelle risposte che caratterizza il sistema Gaia, l’uomo si troverà nella condizione di non poter più intervenire per rimediare efficacemente ed in tempi brevi.

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