Progetto “Montagna, clima e uomo…” – 29/03/19 Pescasseroli

Progetto “Montagna, clima e uomo…” – 22/03/19 Pescasseroli
Marzo 25, 2019
Domenica 14 Aprile
Aprile 3, 2019
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Progetto “Montagna, clima e uomo…” – 29/03/19 Pescasseroli

CORSO di EDUCAZIONE AMBIENTALE

“MONTAGNA, CLIMA E UOMO:

CAMBIA IL CLIMA E CAMBIANO I COMPORTAMENTI DELL’UOMO”

Prof. GIANLUCA FERRINI – Università degli Studi di L’Aquila

I CAMBIAMENTI CLIMATICI NELLA STORIA GEOLOGICA RECENTE DELLA TERRA

Venerdì 29/03/2019, presso il plesso scolastico di Pescasseroli (AQ), il prof. Gianluca Ferrini dell’Università degli Studi di L’Aquila, esperto in geologia stratigrafica e sedimentologia, ha tenuto una lezione in doppia sessione rivolgendosi prima agli alunni (n. 26) delle classi terze della Scuola Secondaria di primo grado e poi a docenti ed operatori a vario titolo coinvolti (n. 20).

Il prof. Ferrini ha introdotto i ragazzi nel mondo della geologia stratigrafica attraverso richiami a Leonardo Da Vinci e ad alcune sue opere quali le due versioni della “Vergine delle Rocce” la cui scena si svolge tra piante e muschi, in un paesaggio roccioso ed umido, con sullo sfondo vedute di speroni, rocce irte ed un corso d’acqua. Leonardo è stato il primo ad interpretare correttamente la natura dei fossili e le informazioni che se ne possono ricavare gettando le prime rudimentali basi per la scienza che solo più tardi avrebbe preso il nome di STRATIGRAFIA sfruttando il concetto dell’ “esperimento” che poi sarebbe stato alla base della futura ricerca scientifica.

Solo arrivati alla metà del 1600, nel granducato di Ferdinando II de’ Medici a Firenze, venne fondata l’Accademia del Cimento che fece del “Provando e Riprovando” il proprio motto in quanto fu la prima associazione scientifica, di ispirazione galileiana, ad utilizzare il metodo della sperimentazione, a creare strumenti da laboratorio, ad adottare uniformità nei metodi e negli strumenti di misurazione.

E’ in siffatto contesto che il danese Niccolò Stenone (prima anatomista, poi geologo ed infine vescovo) trovò terreno fertile per portare avanti una vera e propria rivoluzione nello studio della Terra e ad oggi, proprio per i suoi studi, viene considerato il padre della stratigrafia.

Sempre in Toscana, Stenone è tra quanti si occuparono dello studio delle GLOSSOPETRE di cui nei Granducati si faceva collezione, dimostrando che si trattava in realtà di denti di squalo fossili e soffermandosi su come fossero stati conglobati nelle rocce.

A seguire un richiamo ad altri personaggi di spicco del passato che hanno dato il loro contributo nello sviluppo di questa scienza. 

Il professor Ferrini, mostrando una carrelata di immagini di luoghi italiani ed internazionali, in cui la stratificazione è ben evidente, ha sottolineato come uno strato di rocce in realtà sia anche espressione di tempo per cui le stratificazioni rappresentano sequenze fisiche ma anche avvicendamenti temporali.

A questa constatazione portarono le intuizioni di Avicenna, medico, filosofo, matematico e fisico musulmano, figura di spicco del mondo islamico a cavallo dell’anno 1000, primo ad impiegare lo strumento del termometro per la misurazione della temperatura, il quale rilevò come le rocce si compongano di elementi sovrapposti in un fenomeno di stratificazione.

Il principio geologico fondamentale della stratigrafia è formulato nella “legge di sovrapposizione temporale” o principio di sovrapposizione (per cui gli strati più antichi, in condizioni normali, si trovano inferiormente mentre quelli più recenti occupano una posizione superiore) a cui si affiancano il principio di orizzontalità originaria (per cui, a meno di particolari fenomeni intervenuti, gli strati si depositano orizzontalmente) ed il principio di continuità laterale (in base al quale gli strati di rocce, al momento della loro deposizione, hanno un’estensione laterale sono cioè lateralmente contigui).

In generale la conclusione a cui si può pervenire è che la stratificazione costituisce un potente strumento per lo studio dell’evoluzione del passato e della “storia” geologica del nostro pianeta in concomitanza con le profonde evoluzioni climatiche che hanno accompagnato tali cambiamenti.      

Nella seconda sessione il prof. Ferrini ha ribadito come la comprensione dei cambiamenti climatici trascorsi derivi dallo studio di registrazioni geologiche che forniscono informazioni importanti su ecosistemi antichi e climi passati. Tali osservazioni sono altresì fondamentali per lo studio delle capacità di adattamento dei sistemi ai cambiamenti futuri verso cui si va incontro.

Il professore ha presentato l’analisi dell’andamento delle temperature medie e della CO2 in atmosfera nonché dell’alternarsi delle ere glaciali nel corso della storia geologica della Terra mostrando come la geodinamica del nostro pianeta (es. spostamento delle placche o distaccamento di porzioni di esse) influisca sui cambiamenti climatici a lungo termine attraverso:

  • effetto “serra” quando le forti correnti circum-tropicali inducono trasferimento di calore verso le aree polari;
  • effetto “ghiacciaia” quando le forti correnti circum-polari inibiscono il trasferimento di calore verso le aree polari (verso cui potremmo essere indirizzati per un declino climatico in atto).

Il modello di dinamica del pianeta Terra secondo cui le placche tettoniche che formano l’involucro rigido più esterno della crosta terrestre si muovono “galleggiando” fino a collidere, scorrere l’una accanto all’altro o allontanarsi tra loro, meglio noto come tettonica delle placche, determina profondi cambiamenti climatici a lungo termine. Nel momento in cui i continenti si allontanano, per esempio, finiscono col trasferirsi in diverse bande di latitudine alterando i venti prevalenti e le correnti oceaniche e condizionando le dinamiche di trasferimento di calore da cui le alterazioni climatiche.

La ripartizione delle ere geologiche in Paleozoico, Mesozoico e Cenozoico, vede in quest’ultima l’età di vita più recente a sua volta suddivisa in Terziario, periodo caratterizzato da un forte raffreddamento climatico, e Quaternario caratterizzato da grandi glaciazioni (Gunz, Mindel, Riss e Wurm) intercalate da fasi interglaciali.

Il Quaternario è stato contraddistinto da una variabilità climatica molto accentuata con notevoli conseguenze sulla crosta terrestre, sull’evoluzione di mari ed oceani e sui cambiamenti dei contesti fisici e biotici. 

 L’Olocene è l’epoca geologica più recente nonché l’ultimo periodo postglaciale (che ha seguito la Glaciazione Wurm), in cui stiamo vivendo e dentro cui viene datata la civiltà umana moderna.         

Un’opportuna comprensione della glaciologia può costituire una base importante per decisioni migliori in materia di gestione delle risorse.

La conoscenza delle condizioni climatiche passate si può basare anche su tutta una serie di “registrazioni” conservate tra gli strati di ghiaccio.

Concorrono all’attività di ricerca paleoambientale:

  • studi glaciologici (es. carotaggi di ghiaccio)
  • studi geologici (depositi in ambienti marini e terrestri di sostanze organiche ed inorganiche, geochimica, tassi di sedimentazione, mineralogia sono tutti vere e proprie “biblioteche”, archivi che racchiudono una quantità incredibile di preziose informazioni)
  • fonti storiche (esistono numerose fonti scritte da cui apprendere dati indicativi ed in cui si è tenuto traccia, a vario titolo, dei fenomeni paraclimatici. Esempi: diari dei fattori, registri delle navi, rappresentazioni pittoriche, registrazioni delle temperature nelle città in seguito all’avvento dei termometri, archivi di registrazione dei dati di vendemmia, studi dei tempi degli eventi naturali, ecc.)

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